Che grande festa, l’Eid Mubarak in Protettorato

È stata proprio una grande festa, quella che ieri sera ha riempito di volti, voci, colori e sapori la palestra del Protettorato: in tanti si sono ritrovati intorno al buffet allestito con pietanze di differenti culture, per celebrare insieme l’Eid Mubarak, cioè la fine del Ramadan. C’erano i bambini con le mamme del Giardino di Pace, che hanno contribuito alla festa con i loro balli, i palloncini, le corse e le voci sempre squillanti. C’erano gli educatori e i responsabili, qualcuno accompagnato da figli o consorti, perché il Protettorato è un po’ casa e un po’ famiglia anche per chi ci lavora. 

E poi c’erano loro, i protagonisti della festa, quelli che ieri hanno concluso il mese sacro del Ramadan: ragazzi per lo più arrivati dal Nordafrica, alcuni minorenni e ancora ospiti del Protettorato, altri ormai maggiorenni e usciti dalla casa famiglia, ma ospitati dalla Fondazione nel progetto di semiautonomia messo in piedi grazie alla nascita – per iniziativa della Fondazione stessa – dall’impresa sociale Solinc. 

Per tutti c’erano cibo e doni, ma soprattutto un clima di gioia, di festa, di condivisione, in quello spirito di unione che ha voluto sottolineare la presidente Elda MElaragno:

Siamo tutti insieme a festeggiare con i nostri ragazzi la fine di un periodo di raccoglimento, nella consapevolezza di essere in un contesto sereno. È importante che siano stati loro a prendere questa iniziativa, che accomuna religioni, politiche, riflessioni. Sono contenta perché hanno raggiunto una maturità e una consapevolezza, che sono lo scopo del nostro lavoro.

Il valore dell’incontro e della condivisione è stato evidenziato anche da Suor Immacolata, economa del Protettorato:

È un onore accompagnare tutti i nostri ragazzi in questo momento speciale di riflessione, celebrazione, comunità. In questo spirito di unità, vogliamo celebrare anche la bellezza della condivisione, che trascende le differenze religiose. è meraviglioso vivere insieme momenti di preghiera e di sostegno reciproco, perché quel che ci lega è il desiderio di pace, solidarietà e amore. Che la serata di oggi ci ricordi quanto possiamo essere una comunità forte e unita, capace di costruire ponti e celebrare le bellezze delle nostre diversità. Ringrazio in particolare la presidente Elda Melaragno, sempre mentalmente aperta ad iniziative che sottolineano l’impegno della Fondazione nel favorire la coesione e l’inclusione di ragazzi e ragazze di origini e tradizioni differenti. 

Visibilmente felici i protagonisti della festa, tra cui due ragazzi che sono passati per le case del Protettorato e ora stanno sperimentando ed esercitando la propria autonomia presso l’appartamento di via Asmara, messo a disposizione dell’impresa Solic dalla Fondazione. Così Ahmed, tunisino:

Abbiamo fatto il Ramadan qui: si fa per chi non ha da mangiare e da bere, un momento di impegno e di lavoro. Sono 30 giorni, fino a questo giorno di festa: siamo contenti, grazie di tutto.

Così Mahmoud, 20 anni:

Ramadan è un mese sacro per noi, di digiuno, per ricordare le miserie di altri. Abbiamo pregato, digiunato dall’alba fino al tramonto e abbiamo vissuto tutto questo insieme. Ora stiamo festeggiando il giorno dell’Eid, ringraziamo Dio che ci dà la possibilità di mangiare tutto l’anno e digiunare solo un mese!

E così Taha, responsabile del personale della cooperativa Auxilium presso il Protettorato di San Giuseppe e tra i promotori dell’iniziativa:

L’Eid  ha un significato molto profondo, è l’unione e la condivisione con famiglie e amici. Qui al Protettorato abbiamo deciso per la prima volta di festeggiarlo insieme, per due motivi: per far sentire i nostri ragazzi musulmani a casa loro, ma anche spiegare agli altri ragazzi cos’è l’Eid per un musulmano, Ci sono tanti pregiudizi quando si parla dell’Islam: il terrorismo, la violenza, ma l’Islam è come tutte le altre religione il suo messaggio è la relazione, la pace, l’educazione. È un buon momento per sconfiggere i pregiudizi. L’Eid è un’occasione di perdono, perché sbagliamo tutti, litighiamo per motivi piccoli e gravi. Questo momento porta a fare pace senza dover giustificare. Se Dio può perdonare, noi non siamo nulla per non perdonarci l’un l’altro. Voglio personalmente ringraziare le due realtà che ci hanno permesso di fare tutto ciò: la mia cooperativa Auxilium e la Fondazione, con la Presidente Melaragno, che ha dato la possibilità, lo spazio e il contributo per vivere questo momento. Io vivo in Italia da 15 anni: è la prima volta che ho potuto sentire l’emozione della festa. io sono fuggito dal mio Paese e la festa passava come un giorno normale, perché la festa vera è condivisione con tante persone e amici. Sono contento di poter oggi viverla così. 

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